Profili: Sergio Brio

E' LO STOPPER per antomasia 1 metro e 92 cm per 85 kg di acciaio e rudezza fanno di questo giocatore uno dei più arcigni marcatori degli ultimi 20 anni.
Lo ricordiamo principalmente per la sua caparbietà, la sua correttezza e la sua tenacia che l'hanno aiutato nell'importante carriera, purtoppo costellata da gravi infortuni.

Il primo serio incidente è datato 16 aprile 1980. A Vado Ligure, in amichevole, il gigante bianconero si procura una distorsione al ginocchio sinistro con interessamento dei legamenti. Deve rimanere un anno intero lontano dai campi di calcio. Dopo questa terribile avventura, la serie nera prosegue con una catena di impressionanti incidenti: l’11 novembre 1983, ad Alba, sempre in amichevole, si procura uno stiramento alla coscia sinistra: fuori un mese e mezzo. Il 19 agosto 1984, ancora in amichevole, a Parma, altro duro colpo: tentando un colpo di tacco (?!), si procura una brutta distorsione al ginocchio destro. Fatica molto a guarire, ma dopo due mesi rientra e gioca contro l’Ilves in Coppa dei Campioni e contro il Milan in campionato. Ma il ginocchio non è guarito ed il 15 ottobre Brio viene operato di menisco. Un altro mese di attesa, ma non è ancora finita: nel marzo 1985, lo stopper si scontra (a Praga, in Coppa dei Campioni) con il suo compagno Scirea. E rimedia, con una curiosa frattura frontale 3 settimane di sosta. Meriterebbe sicuramente un “Oscar della sfortuna” e del coraggio, visto che torna in campo più forte e più determinato di prima. «Se mi fossi lasciato andare», osserva compiaciuto, «se non avessi più combattuto, sarei finito in serie C, ad implorare una maglia. Mi ha salvato la grinta.». E' uno dei pochi calciatori che finisce la carriera con il crociato anteriore del ginocchio destro rotto, riesce a sopperire a questa mancanza soltanto grazie alla sua possente muscolatura.

Un episodio emblematico che vogliamo portarvi all'attenzione per capire il personaggio in questione risale all'83: Era l'anno dello scudetto della Roma, la Juventus espugnò l'Olimpico, a fine gara la troupe della Rai con Galeazzi aspettava nel tunnel Brio: ''La partita era finita, c'era questo cane vicino a me al guinzaglio col poliziotto - racconta ancora oggi divertito - Mi azzanna e io mi chiedo: e come me lo stacco? Gli ho dato una tacchettata...". Brio porta ancora oggi i segni di quel morso sulla gamba, ma non è certo per così poco che si spaventa un Falegname di questo tipo, uno che anche con -5°C si presenta in maniche corte per spaventare il proprio avversario! Sergio Brio è uno di noi.

La carriera:
http://it.wikipedia.org/wiki/Sergio_Brio

Ecco invece come viene ricordato da Vladimiro Caminiti:
«Dal 1978 al 1986, il “trampoliere” Brio ha disegnato spesso nella Juventus prestazioni da potersi dire portentose, al centro della difesa epica in tante partite all’estero, ignorato per pura miopia da Bearzot che lo riteneva mediocre tecnicamente, alla stregua di Furino.
La realtà, invece, era l’opposto, di un gladiatore anche nel breve, leale nella lotta quanto cipiglioso, insuperabile frontalmente e sulle parabole, un cliente ostico per qualunque centravanti, dal cerbiatto al molosso. Morini detto “Morgan”, lasciandogli il testimone, gli ha via via dato molti utili consigli e Brio ne ha fatto tesoro per sua stessa natura di uomo, congeniale ai silenzi ed al pudore, un tipo di leccese più unico che raro, mai barocco né emotivo, di poche e sentite parole, amico degli amici, indifferente con i nemici. E ne ebbe. A cominciare dai critici detrattori, un paio, più accaniti di altri; il suo solo merito, per costoro, era che giocasse nella Juventus.
Stopper di tipo inglese, pronto ad avanzare e irrompere per il goal anche decisivo, Brio passa alla storia come uno stopper dal cuore antico, emulo del sentimentale Guido Marchi, come atleta poderoso e persona rispettosa delle regole, calciatore tutto campo e casa, allenamento e pargoli.
In conclusione, se la classe è rendimento, ecco un difensore poderoso che a differenza di altri, dall’illustre blasone, a lui preferiti in Nazionale, non ha forse mai sbagliato una partita. Giocando contro tutti, di anticipo e di volo, nei giorni del professionismo miliardario, al servizio dell’ideale».

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